Formazione Teorica

Modello Formativo

Il modello formativo di Forma Mentis si ispira alla concezione della complessità della vita mentale e delle numerose dimensioni biologiche, psicologiche e sociali che la contraddistinguono sul piano fenomenico e che, pertanto, implicano il ricorso a interventi psicoterapeutici integrati e inclusivi che tengano conto di una prospettiva MENTE-CORPO-RELAZIONE.

Secondo questa concezione, un solo modello teorico, con una prospettiva ‘scolastica’, non può dar conto agli innumerevoli quadri della sofferenza psichica e della resilienza individuale, né può garantire che la pratica clinica derivante da un approccio ‘unidimensionale’ possa costituire la migliore risposta possibile per tutte le condizioni umane in cui è richiesta la psicoterapia.

L’indirizzo della Scuola è caratterizzato pertanto da una più generale finalità integrativa per quanto riguarda la valutazione dei fenomeni mentali, relazionali e psicosomatici in cui si esprime il disagio psicologico e, da qui, le più aggiornate procedure di formazione per gli specializzandi a favore delle strategie di intervento psicoterapeutico più individualizzate.

Il modello prevede un nucleo concettuale fondato su consolidati cardini psicodinamici: come la dialettica conscio-inconscio del funzionamento mentale individuale e famigliare; la teoria delle relazioni oggettuali; la psicoanalisi relazionale; la psicologia del Sé; la teoria dell’attaccamento e dei modelli operativi interni; la relazione transfert/controtransfert nel setting; la costruzione dell’alleanza terapeutica. Questa prospettiva integrativa è inserita in una cornice concettuale più ampia in cui vengono valorizzati, proprio attorno al concetto di TRAUMA, i contributi innovativi che provengono dall’infant research (Stern; Bebe Lachman); dalla teoria del trauma evolutivo (van der Kolk); dalla psicoterapia basata sulla mentalizzazione (Fonagy); dalle neuroscienze affettive (Shore; Panksepp); da tecniche quali l’EMDR, la Schema Therapy, la DBT, la Mindfulness; dalla medicina comportamentale; dalla teoria psicosomatica basata sulla tradizione psicodinamica (Alexander; Taylor; Bucci) aggiornata alla Teoria Polivagale di S. Porges della disregolazione neurocettiva conseguente da esperienze relazionali avverse non mentalizzate nello sviluppo neuro-psico-somatico.

Gli allievi sono formati da docenti e didatti di formazione psicodinamica e di altra formazione, secondo un orientamento basato sul costrutto di mentalizzazione in cui si integrano le teorie e le tecniche derivanti dalla psicoterapia psicodinamica interpersonale e dalla ricerca in psicoterapia, arricchite dai recenti sviluppi del ragionamento clinico derivanti dalle neuroscienze dell’attaccamento e del trauma e dei fattori protettivi e di rischio, con teorie e tecniche finalizzate al self-empowerment, a favore di una specializzazione in psicoterapia in cui prevale il modello psicosomatico.

Modello psicosomatico integrato di FORMA MENTIS

Nel modello psicosomatico integrato di FORMA MENTIS, l’insorgenza dei disturbi clinici rappresenta la conseguenza di esperienze relazionali disfunzionali, sperimentate in modo cumulativo nel corso dell’arco evolutivo, caratterizzate da memorie traumatiche non elaborate, che non hanno consentito l’integrazione dell’identità, compresa l’identità corporea, e la maturazione di una efficace capacità simbolica e riflessiva al servizio della realizzazione individuale e sociale.

Tale orientamento in psicoterapia si è arricchito recentemente delle scoperte avvenute nell’ambito delle neuroscienze dello sviluppo emotivo, della psicobiologia dell’attaccamento sicuro/insicuro e dei correlati biologici del trauma complesso. (Schore; Porges; Panksepp, Biven).

Sulla base di questo contesto teorico-clinico, il modello di FORMA MENTIS valorizza in particolar modo il costrutto di trauma evolutivo (developmental trauma), che rimanda a una vulnerabilità generalizzata conseguente da esperienze dolorose associate a vicende relazionali o avvenimenti stressogeni di varia natura avversa o traumatica – intervenuti nel corso dello sviluppo – che la persona non riesce in alcun modo a integrare nel Sé e che incidono severamente sulla sua vita, sul suo funzionamento psichico e sulla sua salute. (van der Kolk)

L’incapacità di dare un significato simbolico agli eventi della vita

L’incapacità di mentalizzare

L’incapacità di mentalizzare e di dare un significato simbolico agli eventi della vita è, dunque, l’esito di un processo disfunzionale intervenuto nell’arco evolutivo che deprime la possibilità di sperimentare in forma sicura l’esistenza, e dunque di utilizzare le sensazioni (Ayers) e le emozioni come elementi vitali a sostegno dell’integrazione dell’identità, della relazione mente-corpo e della qualità della vita relazionale. Questa condizione implica per la persona un’esperienza di perdita di continuità e coerenza tra gli stati del Sé (Bromberg, 1998) o di “dolorosa incoerenza” (Meares), per cui alcuni di questi stati rimangono dissociati, funzionando come parti scisse che l’individuo non è in grado di integrare nelle rappresentazioni di sé, degli altri e della realtà esterna.

nel modello di FORMA MENTIS

Il trattamento psicoterapeutico

Il trattamento psicoterapeutico, nel modello di FORMA MENTIS, viene perciò inteso come un intervento maturativo a favore dell’integrazione degli stati del Sé (Mente-Corpo-Relazione), un processo che permette gradualmente al paziente di maturare i suoi pattern disfunzionali inconsci e di riappropriarsi di quei processi mentali, sensoriali e corporei al servizio della sua crescita personale. Questo processo maturativo avviene all’interno della relazione tra terapeuta e paziente, nel setting, in cui è possibile mentalizzare nello scambio clinico nuovi significati sul piano umano e favorendo un’esperienza mutativa che si configura, in virtù dell’azione terapeutica e nell’immediatezza del qui e ora della relazione (Lichtenberg, Lachmann, Fosshage). In questo scenario clinico, i pazienti tendono anche a legarsi ai loro terapeuti non tanto per mezzo delle parole, ma attraverso degli Enactment, azioni o messaggi verbali e non verbali, in cui si esprimono traumi non mentalizzati, che hanno lo scopo attivare nello psicoterapeuta il controtransfert). Attraverso questo fenomeno questi pazienti esprimono inconsciamente, tramite le loro espressioni psicosomatiche, gli aspetti dissociati del Sé (e della relazione mente-corpo) e la conseguente rappresentazione soggettiva dei patterns relazionali sani e disfunzionali.

Formazione alla ricerca clinica

Il ragionamento clinico psicosomatico basato sulle memorie non mentalizzate delle esperienze traumatiche intervenute nel corso dello sviluppo neuro-affettivo costituisce, dunque, il nucleo centrale di FORMA MENTIS che permette di integrare il modello psicoanalitico delle relazioni oggettuali e della psicoanalisi interpersonale con la psicoterapia clinica basata sulla prospettiva evolutiva e sull’attaccamento, con le tecniche della medicina comportamentale di ultima generazione, aprendosi ai contributi delle neuroscienze e dell’epigenetica.

Nello specifico questa integrazione è resa possibile dal progredire della ricerca clinica (Schimmenti & Caretti) che ha portato a:

  • un interesse più ampio per le rappresentazioni mentali del bambino, del genitore e della coppia;
  • un crescente interesse all’interno della psicoanalisi relazionale per l’osservazione sistematica e la ricerca empirica;
  • un crescente interesse condiviso all’interno sia della psicoanalisi che del cognitivismo clinico dei fattori traumatici nell’ambito del sistema di attaccamento e delle implicazioni a livello corporeo e psicosomatico;
  • un crescente interesse all’interno del cognitivismo clinico per gli aspetti relazionali che intervengono nell’alleanza terapeuta-paziente in psicoterapia;
  • il riconoscimento all’interno della teoria dell’attaccamento di una cornice teorica di riferimento aggiornata, per arricchire la ricerca e per costruire una teoria integrata del lavoro clinico (Fonagy; Wilber);
  • la valorizzazione dei fenomeni di Enactment all’interno del setting;
  • una maggiore apertura epistemologica nei confronti del pluralismo teorico.

nel modello di FORMA MENTIS

Tecniche specifiche di conduzione della psicoterapia psicosomatica

1) Ascolto Empatico: è la capacità del terapeuta di ascoltare empaticamente il paziente per valutare il suo disagio psicologico e somatico, ma anche le sue risorse cognitive, affettive e psicofisiche individuali, fin dal primo colloquio. Questa peculiare capacità di ascolto nel lavoro di valutazione e nel setting è la base della compliance e dell’alleanza terapeutica, che nel modello di FORMA MENTIS permette la comprensione della domanda di psicoterapia e la costruzione del processo psicoterapeutico;

2) Sintonizzazione: è la capacità di sintonizzarsi sul conflitto attuale del paziente e sulle sue origini, sui correlati psicosomatici e sulla valenza simbolica del sintomo, riconducendolo alle esperienze traumatiche non elaborate e ad una individuale vulnerabilità derivante da pattern relazionali disfunzionali che il paziente ha sperimentato nel suo sviluppo e che in alcune fasi della psicoterapia risperimenta anche nella relazione con il terapeuta, relativamente allo spazio della cura;

3) Chiarificazione: l’uso della chiarificazione permette l’approfondimento e la comprensione di quei temi che appaiono vaghi, confusi o sconnessi nella narrazione del paziente, con lo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni sulla sua esperienza emotiva, per ricostruire empaticamente i dettagli della sua storia e per condividerla nel setting, ma soprattutto per aiutarlo a riconoscere le modalità implicite del suo funzionamento psicologico conflittuale e la loro evoluzione nell’ambito del suo ambiente di sviluppo, al fine di incentivare la mentalizzazione e la regolazione dei suoi processi psichici e psicosomatici;

4) Confrontazione: attraverso questa tecnica vengono considerati due o più elementi propri dell’esperienza del paziente in conflitto tra di loro, che si presentano contemporaneamente e che risultano tra loro contrastanti sia nella narrazione, sia nell’espressione verbale, sia nel comportamento, sia a livello onirico: ad esempio il suo desiderio di essere amato in contrasto con la sua chiusura emotiva e corporea; oppure il suo ‘congelamento’ affettivo e comportamentale in contrasto con il suo desiderio di ‘protestare’a fronte di una ingiustizia subita. Questi elementi conflittuali vengono considerati con il paziente al fine di renderlo cognitivamente consapevole delle motivazioni del suo disagio, con lo scopo di attivare in lui un nuovo processo di significazione e di integrazione del suo mondo interno e del suo rapporto con la realtà esterna;

5) Interpretazione: l’Interpretazione è un processo basato sull’ascolto, la sintonizzazione empatica e sul ragionamento clinico, al fine di incentivare il pensiero simbolico, la mentalizzazione dei conflitti e le migliori strategie volte al cambiamento e all’individuazione. L’interpretazione è una sintesi narrativa che lo psicoterapeuta formula al paziente, al giusto livello della relazione, al fine di promuovere una diversa conoscenza di sé e di favorire le trasformazioni volte all’insight e a nuove forme di azione;

6) Interpretazione degli stati fisiologici psicosomatici e delle somatizzazioni: è l’interpretazione della disregolazione psico-somatica che promuove nel paziente la consapevolezza e la simbolizzazione della relazione mente-corpo a favore della regolazione e del controllo degli impulsi, delle sensazioni, delle emozioni e dei sentimenti, compresi gli stati fisiologici e somatici a essi correlati. Essa ha lo scopo di rendere consapevole il paziente di come gli stati di tensione o difreezing derivanti dall’attivazione delle memorie traumatiche non mentalizzate e dalla conseguente disregolazione dell’arousal fisiologico, aumentano la sua vulnerabilità psicosomatica allo stress, diminuiscono la sua resilienza e costituiscono un fattore di rischio per le somatizzazioni, i disturbi funzionali e l’esordio delle malattie (Alexander; Taylor; Bucci; Porges).

7) Interpretazione mutativa: è l’interpretazione che avviene nel campo bipersonale (Strachey; Fonagy,) del setting psicoterapeutico, basata sulla valutazione competente delle dinamiche del transfert, del controtransfert e degli enactment. Questa interpretazione avviene nella relazione con il terapeuta e mette il paziente nella condizione di trasformare i suoi affetti nel momento presente della seduta, sperimentando nuove emozioni/sensazioni nelle rappresentazioni di sé e degli altri. L’interpretazione è mutativa difatti quando può essere sentita emotivamente da entrambi i partner del processo psicoterapeutico, ed è pertanto sensibile dei livelli di regressione e di maturazione che il paziente realizza di seduta in seduta. Si tratta di quella restituzione narrativa di ciò che avviene nella relazione attuale tra terapeuta e paziente, che produce dei cambiamenti dinamici all’interno della relazione terapeutica, ma anche dando luogo a nuove modalità di regolazione del paziente nelle sue relazioni oggettuali. Il valore maturativo dell’Interpretazione mutativa sta nella sua autentica natura interpersonale che contribuisce a trasformare i pattern relazionali disfunzionali del paziente, consentendogli, nel setting, l’integrazione simbolica tra il contenuto traumatico proiettato nella relazione terapeutica e l’esperienza reale della relazione, e quindi il ritiro della proiezione a favore del miglioramento sia cognitivo, sia affettivo, sia psicosomatico, delle sue competenze interpersonali e intersoggettive.

8) Silenzio: Il silenzio viene utilizzato dal terapeuta essenzialmente con una duplice finalità: come apertura che da libero spazio al paziente per ascoltarne il racconto e osservarne sua espressione psicosomatica, e come risonanza emotiva, di accettazione non verbale, del flusso interpersonale che interviene nello scenario terapeutico. L’uso del silenzio che diventa attenzione e intensa condivisione umana dei processi mentali e corporei nel setting, è il cuore della psicoterapia integrata psicosomatica che costruisce la coregolazione intersoggettiva, fin dal primo colloquio.

Teorie Modello psicosomatico integrato

Il modello psicosomatico integrato di FORMA MENTIS, fa riferimento in particolare alle teorie:

  • delle relazioni oggettuali;
  • dell’attaccamento, del trauma evolutivo e dell’alessitimia;
  • della psicoanalisi relazionale e interpersonale;
  • della medicina psicosomatica aggiornata ai contributi delle neuroscienze affettive e della psicobiologia del trauma;
  • della psicoterapia basata sulla mentalizzazione delle difese sensomotorie (Ogden, Dana);
  • della teoria polivagale (Porges) applicata al setting psicoterapeutico;
  • della medicina comportamentale;
  • della ricerca in psicoterapia.

Gli obiettivi della psicoterapia psicosomatica integrata di FORMA MENTIS prevedono un processo trasformativo di aumento della mentalizzazione e dell’insight, una maggiore comprensione delle proprie relazioni oggettuali interne, un’attenzione crescente ai processi psicosomatici disadattavi di disregolazione dell’arousal e una correzione delle credenze disfunzionali individuali, una migliore capacità di accettare se stessi e gli altri e di impegnarsi nell’azione con maggiore consapevolezza e con maggiore fiducia nelle proprie risorse, a livello mentale, corporeo e relazionale.

La terapia è idealmente volta ad ottenere una migliore qualità di vita (benessere psicofisico, miglior uso delle proprie competenze cognitive, tolleranza di una più ampia gamma di affetti, miglioramento delle strategie di coping, consolidamento delle risorse psicologiche, monitoraggio e diminuzione dello stress.
Forma Mentis istruisce i propri allievi alla pratica psicoterapeutica attraverso l’uso dei principali strumenti che caratterizzano una moderna psicoterapia psicosomatica:
– la costruzione del setting e dell’alleanza terapeutica;
– la valutazione della personalità e della condizione psicosomatica (diagnosi, assessment del deficit e delle risorse individuali, prognosi e strategie psicoeducative di modificazione del comportamento);
– il colloquio psicoterapeutico psicosomatico basato sulle competenze della medicina psicosomatica e della psicopatologia dello sviluppo;
– la costruzione dell’alleanza terapeutica sulla base della chiarificazione, confrontazione,
esplorazione delle memorie traumatiche del paziente;
– la mentalizzazione del mondo interno e dei processi immaginativi attraverso l’analisi dell’esperienza onirica;
– l’applicazione di specifiche tecniche cognitivo comportamentali con lo scopo di aumentare il mastering del sintomo e l’autoregolazione (Biofeedback, EMDR, Mindfulness)
– l’applicazione di specifici interventi di modificazione del comportamento (sociale, psicofisico, alimentare) a favore della salute e del benessere personale, della medicina comportamentale;
– l’analisi delle dinamiche del transfert-controtransfert e degli enactment nella relazione interpersonale terapeutica, degli affetti consci e inconsci che si producono nel setting, compresi i correlati psicocorporei;
– la valutazione nel paziente dell’arousal individuale, degli affetti disregolati e delle espressioni psicosomatiche e sensomotorie a favore del distress e della regolazione delle emozioni negative croniche e persistenti e dei correlati corporei;
– l’uso e il timing dell’interpretazione basato sulla competenza delle dinamiche relazionali e dell’empatia;
– la valutazione del processo e dell’esito del percorso terapeutico sulla base della ricerca in psicoterapia.

Pertanto l’allievo è formato a intervenire nelle fasi processuali del caso trattato sulla base di un ragionamento clinico integrato psicosomatico, con la regolazione dell’empatia attraverso la valutazione delle dinamiche interpersonali nel setting e un’efficace sintonizzazione con le memorie traumatiche riattualizzate del paziente e con le emozioni e con gli stati psicosomatici suoi e del paziente.

Allo scopo di favorire le best practices professionali metodologicamente fondate, corrispondenti alle diverse fasi del percorso psicoterapeutico – dalla fase diagnostica a quella conclusiva – obiettivo formativo di Forma Mentis è l’insegnamento di metodologie teoricoapplicative per valutare – anche empiricamente – l’alleanza terapeutica, l’andamento del processo maturativo terapeutico psicosomatico e l’efficacia dell’intervento stesso.

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